La prima prova che noi esistiamo è che occupiamo uno spazio

Le Corbusier

L’abitare uno spazio bello e curato è  una condizione di benessere fisico e psicologico perciò un diritto delle persone in generale e ancora più dei bambini e le bambine, di tutti i bambini e le bambine.

Nei primi tre anni di vita il bambino è impegnato nel delicato processo di costruzione del sé e di elaborazione dell’identità.

Le più recenti teorie psicopedagogiche completano questa immagine interpretando l’identità del bambino e della bambina come identità competenti.

Ogni bambino, infatti ,sin dalla nascita, possiede un proprio e peculiare codice percettivo attraverso il quale  seleziona, accoglie, respinge e trasforma le informazioni provenienti dal mondo esterno.

In tal senso il bambino può essere pensato come sistema complesso ed integrato, come organismo attivo e competente, che diventa persona nel rapporto con gli altri e come persona ha una storia originale ed irripetibile.

“ Lo spazio parla, anche se non sappiamo o non vogliamo ascoltarlo ed intrattiene un discorso che travalica le parole e i gesti, determinando il nostro rapporto con gli altri”. (E.Hall, La dimensione nascosta)

In relazione allo spazio, sulla base delle opportunità, libertà o rigidità che questo consente, i bambini e le bambine elaborano le loro conoscenze. Nell’incontrare il nuovo luogo del nido utilizzano tutto il loro corpo: un corpo fortemente percettivo e recettivo ad esplorazioni che sono insieme estetiche, matematiche ed espressive. Un corpo che indaga.

“Uno spazio adatto, pensato e pertinente per il bambino che quotidianamente vive le sue giornate nella scuola è uno spazio che accoglie rispondendo al bisogno di sicurezza e affettività , ma è, allo stesso tempo, uno spazio che sostiene e incoraggia il desiderio di esplorare per consentire un progressive arricchimento delle capacità di apprendere“(D.Mainetti, Cosmai L.,Gli spazi e I materiali nei servizi e nelle scuole per l’infanzia)

Nello spazio del nido, gli arredi non sono semplicemente sfondo, ma importanti protagonisti: organizzare uno spazio significa organizzare una metafora della conoscenza, della nostra immagine, di come si conosce e si apprende.

“ Lo spazio è come un acquario nel quale si riflettono i pensieri, i valori, le attitudini di chi lo progetta e di chi lo abita”.( Loris Malaguzzi) 

 I bambini e le bambine, le loro famiglie ,il personale educativo abitando lo spazio lo trasformano in un luogo, permeato dal loro sentire e vivere emozioni all’interno di un tempo che scorre e che segna dei passaggi di cui resterà memoria e traccia non solo nel tempo ma anche nei luoghi stessi e nelle persone.

“Ho sempre pensato che I bambini si dovessero costruire la propria stanza a partire da tracce/appigli lasciati dagli adulti; questo costruire su tracce di adulti premurosi (…)è a mio avviso centrale per le istituzioni educative dove ci sono altri bambini con I quali I singoli possono condividere questa impresa mitica; perchè mitica è l’impresa di costruire luoghi”(Caggio F.)