La formazione del personale dei Nidi d’infanzia è una prerogativa fondamentale per un servizio attento alla qualità. Parliamo di una formazione costante e partecipata, in cui i soggetti interagiscono tra di loro e gli obiettivi non sono semplicemente la presentazione e l’apprendimento di contenuti o l’acquisizione di abilità tecniche; dove prima di tutto è  importante far emergere i bisogni più profondi, che sono alla base dell’agire quotidiano del personale. Ciò che permea il lavoro educativo è il confronto e la riflessione sugli orizzonti di senso.

Solo la consapevolezza delle emozioni che accompagnano la giornata lavorativa al nido, nonché i dei vissuti personali in cui queste si radicano, possono essere cassa di risonanza per una professionalità autentica in grado di aprire le porte all’ascolto e alla comprensione empatica dei comportamenti altrui.

Pertanto, nei Nidi d’infanzia e nei servizi educativi in genere, la formazione del personale costituisce una dimensione imprescindibile che deve tenere conto della forte motivazione che spesso muove le persone impegnate in questo tipo di lavoro, e che le immerge in un sistema socio-relazionale complesso fatto di emozioni e vissuti individuali.

In quest’ottica la formazione diviene pertanto un’occasione di crescita, personale e di gruppo, mediante cui i soggetti possono rileggere il proprio operato professionale e i principi che lo sottendono, rimettendo in discussione scelte e stili metodologici alla luce dei nuovi input, che innescano, negli individui disposti ad accoglierlo, un forte arricchimento.

Nell’anno educativo 2016/2017 una simile opportunità di riflessione è stata offerta a tutto il personale dei Nidi d’infanzia del Comune di Bergamo attraverso la proposta di tre differenti percorsi formativi:

  • Vita pratica
  • Musica
  • Giardino/ Scatola Azzurra

ciascuno volto ad approfondire, nel corso di più incontri, uno tra i tanti aspetti salienti della quotidianità al nido. Nello specifico, la scelta del personale ha potuto spaziare tra il tema della musica rivolta ai piccolissimi, le attività di vita pratica di stampo montessoriano e il gioco all’aperto.

Nello specifico si vuole presentare uno dei percorsi di formazione:

“ IL GIOCO ALL’APERTO”

Molto interessante e arricchente  è stata  la riflessione intorno al giardino inteso come spazio esterno da valorizzare nella sua specificità che è stata affidata alle evocative parole di Paola Tonelli, formatrice sui generis, ex- insegnante di scuola dell’infanzia e appassionata d’infanzia. A partire da spunti psicanalitici di stile junghiano (accolti nella reinterpretazione della sua allieva Dora Kalf, ideatrice della Sand-Play Teraphy) a cui si intrecciano esperienze pratiche di formazione come il laboratorio condotto a Berlino da Ute Strüb (collega della Pickler che ha creato una “stanza della paglia e della sabbia” per i bambini della città), la Tonelli elabora una propria personale poetica del mondo naturale in relazione all’infanzia dei nostri giorni.

Viviamo in una società in cui gran parte del reale viene esperito attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e le immagini digitali compaiono precocissimamente nell’esistenza dei nostri bambini. Ciò va di pari passo con un progressivo allontanamento da tutto quello che siamo soliti definire “naturale”, al punto che in alcuni casi più estremi si sono sviluppate vere e proprie psicopatologie da “deficit di contatto diretto con la natura”. In Giappone, ad esempio, già da alcuni anni si è manifestato il fenomeno dei cosiddetti “Hikikomori”, adolescenti che trascorrono le loro giornate da auto reclusi all’interno di una stanza in cui la realtà entra solo mediata attraverso la tecnologia.

Pur non raggiungendo tali livelli, anche la nostra società risente senza dubbio di un forte allontanamento dalla natura finendo con l’offrire ai bambini vite “inscatolate” (dentro case, aule, automobili, palestre,…) che non consentono loro di vivere appieno esperienze ed emozioni. Pertanto, riflettere sul tema degli spazi esterni in servizi come il nido diviene fondamentale in un’ottica educativa più ampia, e ci costringe a rimettere in discussione alcune delle scelte metodologiche che contraddistinguono la nostra storia.

Nei nidi dell’infanzia del Comune di Bergamo, infatti, si è passati da un’idea di giardino dapprima inteso come area prevalentemente motoria simile ad un “parco-giochi” in cui far sfogare il bisogno fisico dei bambini ad una visione di esso come prolungamento dello spazio della sezione, un’area da colonizzare e “inscatolare” con proposte di gioco analoghe a quelle usate all’interno. Le riflessioni emerse nel corso della formazione con la Tonelli aprono invece le porte ad un ambiente più fedele a se stesso che ci invita a superare gli approcci precedenti e a restituire al giardino la sua identità altra.

Nell’aspetto più pratico, dunque, ci si è trovati a “svuotarlo”di tutti quegli oggetti precedentemente aggiunti da noi sostituendoli con materiali naturali e  lasciando spazio ai bambini e alle bambine di scoprire ciò che la natura offre.

Al nido, quindi, l’educatore ha il delicato compito di riavvicinare i bambini/e al mondo naturale ponendosi nella posizione di attento osservatore del loro agire e facilitando il recupero del loro rapporto innato con elementi quali terra, sassi, legni, foglie, persino insetti, senza la presunzione di prevedere l’esito di tali esperienze.

 

Di fatto si tratta di riprodurre anche all’esterno quell’approccio indiretto a cui le educatrici del Comune di Bergamo sono già avvezze da tempo e che le vede rilanciare con gradualità gli spunti offerti dai bambini stessi affinché il gioco possa arricchirsi ed evolvere.

In giardino fare un passo indietro e lasciare libero spazio all’iniziativa dei bambini è per le educatrici sicuramente più facile, perché si tratta di un contesto “mobile” per sua stessa natura che favorisce l’agire spontaneo.

Bambini e adulti insieme possono così riscoprire il piacere di soffermarsi a guardare le piccole cose, senza il timore di sporcarsi, e concedersi così tutto il tempo necessario per lasciare che la natura metta radici nella loro quotidianità così come nel più ampio progetto educativo.

Altro  contributo importante  dato dalla formatrice Paola Tonelli è stata la presentazione della Scatola Azzurra, usata come strumento terapeutico dall’analista Livia Aite e da lei scoperta durante un corso.

La scatola azzurra è un “incontro” tra la sabbia e diversi oggetti miniaturizzati  che il bambino/a sceglie di utilizzare, è proposta sempre in angoli appartati della stanza per favorire la concentrazione e consapevolezza del momento.

La sabbia è un materiale mobile e “… nella sabbia non hai canoni ma libertà”( Dora Kalff) , il colore azzurro è simbolo di acqua e cielo e la misura della scatola ha una rilevante importanza in quanto deve corrispondere al campo visivo di chi la usa.

L’unione di questo materiale e dei diversi elementi a disposizione da vita a veri e propri quadri artistici creati dal bambino/a in modo inconsapevole.

 

“Il contatto diretto con gli elementi è importante per non perdere il contatto con le emozioni”  (Dora Kalff)

 

Bibliografia:

  • L.Gandini, S.Mantovani, C.Pope Edwards, Il nido per una cultura dell’infanzia, Junior, 2003
  • P.Tonelli, Usciamo all’aperto. Portare i bambini di 0/6 anni a contatto con la natura e le sue meraviglie anche in città”, Roma, Ed. Anici, 2015
  • P.Tonelli, Giocare a scrivere. Percorsi tra lettere e parole con i bambini di 2/6 anni, Roma, Ed. Anicia( Collana Educational Milestones), 2015
  • P.Tonelli, Anche i bambini si stancano, Roma, Ed. Anicia 2011
  • P.Tonelli, Documentare le esperienze educative, Roma, Ed, Anicia( Collana Apprendere e Progettare. Supporti didattici), 2009
  • P.Tonelli, Per mano: adulti e bambini. Viaggio nella scuola dell’infanzia, Firenze, La Nuova Italia ( Collana Didattica viva), 1990
  • C.Ricci,Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Franco Angeli ,2008