Viste le svariate richieste pervenute alla nostra redazione su questa tematica abbiamo pensato di dedicare un approfondimento con l’aiuto di un esperto in materia, il dott. Alessandro Finazzi, psicoterapeuta del Consultorio ASL di Bergamo e collaboratore del Centro Famiglia.

            Il nuovo scenario culturale che coinvolge le famiglie privilegia la funzione genitoriali rispetto a quella coniugale, sancendo la continuità dei legami genitori/figli anche dopo la separazione coniugale e affermando il diritto dei figli di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, anche in situazioni in cui non si arriva a decisioni estreme come nel caso della separazione.

Questo sano atteggiamento di un padre e di una madre è definito cogenitorialità e con esso s’intende la regolazione reciproca dei genitori in relazione ai bisogni di crescita del figlio.

L’argomento assume la connotazione di sfida perché la cogenitorialità implica la necessità da parte dei genitori di coordinarsi e cooperare per il benessere dei figli, con l’obiettivo di stabilire e sperimentare accordi soddisfacenti per sé e per i figli, indipendentemente dalla qualità della loro relazione coniugale e dalla eventuale asperità dei loro conflitti.

I genitori sono chiamati a separare l’area coniugale da quella genitoriale, quando viene compreso ed attuato l’assunto per cui si può e si deve continuare ad essere genitori insieme, anche se, come nei casi estremi, non si è più coniugi.

Riferendoci a un piano strettamente psicologico, la cogenitorialità diviene un concetto chiave a cui viene riconosciuto ora un ruolo fondamentale per favorire un sano ed armonico sviluppo dei minori all’interno di una famiglia.

Nel caso delle relazioni familiari è da considerare, oltre all’interazione primaria mamma/bambino, l’esistenza di un terzo attore, il padre, che, se pur posto come osservatore, influenza e partecipa nella relazione dei due. L’interazione, quindi, avviene a tre vie: madre, padre, figlio e in cui ogni membro è attivo e dà il proprio contributo alla costruzione della triade, la quale assume così un modo di essere unico e specifico. In questa unicità giocano un ruolo fondamentale, e andranno a caratterizzare la relazione cogenitoriale, anche le aspettative individuali e le motivazioni dei singoli genitori rispetto alla nascita del figlio.

Sintetizzando, vediamo che la cogenitorialità è un costrutto complesso che può includere diverse dimensioni:

  • I comportamenti relativi alla promozione dell’integrità familiare e alla cooperazione;
  • I comportamenti conflittuali tra i genitori e quelli che mirano a ridurre la credibilità dell’altro partner;
  • Le differenze nel coinvolgimento e nel potere genitoriale;
  • Le comunicazioni verbali e non verbali tra i genitori quando interagiscono da soli o insieme ai figli;
  • La relazione funzionale o disfunzionale dei figli con i genitori;
  • La percezione all’interno della coppia della loro alleanza genitoriale;
  • Il supporto reciproco.

Un’adeguata cogenitorialità aiuta a realizzare i compiti genitoriali e, allo stesso tempo, fornisce ai figli un senso di solidarietà e comuni propositi. Una buona qualità della relazione tra i genitori arricchisce le conoscenze dei figli riguardo le abilità relazionali, quali gli scambi, le espressioni di affetto e le strategie di risoluzione del conflitto. Al contrario quando i genitori dedicano il tempo che passano con i figli focalizzandosi esclusivamente sulla loro relazione con i figli stessi e non fanno alcun riferimento al genitore assente, o peggio lo squalificano, il senso di famiglia e di fiducia da parte dei figli può essere compromesso, anche i presenza di una relazione non apertamente ostile tra i genitori.

                                                                                                                            Dr.Alessandro Finazzi