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La formazione del personale dei Nidi d’infanzia è una prerogativa fondamentale per un servizio attento alla qualità. Parliamo di una formazione costante e partecipata, in cui i soggetti interagiscono tra di loro e gli obiettivi non sono semplicemente la presentazione e l’apprendimento di contenuti o l’acquisizione di abilità tecniche; dove prima di tutto è  importante far emergere i bisogni più profondi, che sono alla base dell’agire quotidiano del personale. Ciò che permea il lavoro educativo è il confronto e la riflessione sugli orizzonti di senso.

Solo la consapevolezza delle emozioni che accompagnano la giornata lavorativa al nido, nonché i dei vissuti personali in cui queste si radicano, possono essere cassa di risonanza per una professionalità autentica in grado di aprire le porte all’ascolto e alla comprensione empatica dei comportamenti altrui.

Pertanto, nei Nidi d’infanzia e nei servizi educativi in genere, la formazione del personale costituisce una dimensione imprescindibile che deve tenere conto della forte motivazione che spesso muove le persone impegnate in questo tipo di lavoro, e che le immerge in un sistema socio-relazionale complesso fatto di emozioni e vissuti individuali.

In quest’ottica la formazione diviene pertanto un’occasione di crescita, personale e di gruppo, mediante cui i soggetti possono rileggere il proprio operato professionale e i principi che lo sottendono, rimettendo in discussione scelte e stili metodologici alla luce dei nuovi input, che innescano, negli individui disposti ad accoglierlo, un forte arricchimento.

Nell’anno educativo 2016/2017 una simile opportunità di riflessione è stata offerta a tutto il personale dei Nidi d’infanzia del Comune di Bergamo attraverso la proposta di tre differenti percorsi formativi:

  • Vita pratica
  • Musica
  • Giardino/ Scatola Azzurra

ciascuno volto ad approfondire, nel corso di più incontri, uno tra i tanti aspetti salienti della quotidianità al nido. Nello specifico, la scelta del personale ha potuto spaziare tra il tema della musica rivolta ai piccolissimi, le attività di vita pratica di stampo montessoriano e il gioco all’aperto.

Nello specifico si vuole presentare uno dei percorsi di formazione:

“ IL GIOCO ALL’APERTO”

Molto interessante e arricchente  è stata  la riflessione intorno al giardino inteso come spazio esterno da valorizzare nella sua specificità che è stata affidata alle evocative parole di Paola Tonelli, formatrice sui generis, ex- insegnante di scuola dell’infanzia e appassionata d’infanzia. A partire da spunti psicanalitici di stile junghiano (accolti nella reinterpretazione della sua allieva Dora Kalf, ideatrice della Sand-Play Teraphy) a cui si intrecciano esperienze pratiche di formazione come il laboratorio condotto a Berlino da Ute Strüb (collega della Pickler che ha creato una “stanza della paglia e della sabbia” per i bambini della città), la Tonelli elabora una propria personale poetica del mondo naturale in relazione all’infanzia dei nostri giorni.

Viviamo in una società in cui gran parte del reale viene esperito attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e le immagini digitali compaiono precocissimamente nell’esistenza dei nostri bambini. Ciò va di pari passo con un progressivo allontanamento da tutto quello che siamo soliti definire “naturale”, al punto che in alcuni casi più estremi si sono sviluppate vere e proprie psicopatologie da “deficit di contatto diretto con la natura”. In Giappone, ad esempio, già da alcuni anni si è manifestato il fenomeno dei cosiddetti “Hikikomori”, adolescenti che trascorrono le loro giornate da auto reclusi all’interno di una stanza in cui la realtà entra solo mediata attraverso la tecnologia.

Pur non raggiungendo tali livelli, anche la nostra società risente senza dubbio di un forte allontanamento dalla natura finendo con l’offrire ai bambini vite “inscatolate” (dentro case, aule, automobili, palestre,…) che non consentono loro di vivere appieno esperienze ed emozioni. Pertanto, riflettere sul tema degli spazi esterni in servizi come il nido diviene fondamentale in un’ottica educativa più ampia, e ci costringe a rimettere in discussione alcune delle scelte metodologiche che contraddistinguono la nostra storia.

Nei nidi dell’infanzia del Comune di Bergamo, infatti, si è passati da un’idea di giardino dapprima inteso come area prevalentemente motoria simile ad un “parco-giochi” in cui far sfogare il bisogno fisico dei bambini ad una visione di esso come prolungamento dello spazio della sezione, un’area da colonizzare e “inscatolare” con proposte di gioco analoghe a quelle usate all’interno. Le riflessioni emerse nel corso della formazione con la Tonelli aprono invece le porte ad un ambiente più fedele a se stesso che ci invita a superare gli approcci precedenti e a restituire al giardino la sua identità altra.

Nell’aspetto più pratico, dunque, ci si è trovati a “svuotarlo”di tutti quegli oggetti precedentemente aggiunti da noi sostituendoli con materiali naturali e  lasciando spazio ai bambini e alle bambine di scoprire ciò che la natura offre.

Al nido, quindi, l’educatore ha il delicato compito di riavvicinare i bambini/e al mondo naturale ponendosi nella posizione di attento osservatore del loro agire e facilitando il recupero del loro rapporto innato con elementi quali terra, sassi, legni, foglie, persino insetti, senza la presunzione di prevedere l’esito di tali esperienze.

 

Di fatto si tratta di riprodurre anche all’esterno quell’approccio indiretto a cui le educatrici del Comune di Bergamo sono già avvezze da tempo e che le vede rilanciare con gradualità gli spunti offerti dai bambini stessi affinché il gioco possa arricchirsi ed evolvere.

In giardino fare un passo indietro e lasciare libero spazio all’iniziativa dei bambini è per le educatrici sicuramente più facile, perché si tratta di un contesto “mobile” per sua stessa natura che favorisce l’agire spontaneo.

Bambini e adulti insieme possono così riscoprire il piacere di soffermarsi a guardare le piccole cose, senza il timore di sporcarsi, e concedersi così tutto il tempo necessario per lasciare che la natura metta radici nella loro quotidianità così come nel più ampio progetto educativo.

Altro  contributo importante  dato dalla formatrice Paola Tonelli è stata la presentazione della Scatola Azzurra, usata come strumento terapeutico dall’analista Livia Aite e da lei scoperta durante un corso.

La scatola azzurra è un “incontro” tra la sabbia e diversi oggetti miniaturizzati  che il bambino/a sceglie di utilizzare, è proposta sempre in angoli appartati della stanza per favorire la concentrazione e consapevolezza del momento.

La sabbia è un materiale mobile e “… nella sabbia non hai canoni ma libertà”( Dora Kalff) , il colore azzurro è simbolo di acqua e cielo e la misura della scatola ha una rilevante importanza in quanto deve corrispondere al campo visivo di chi la usa.

L’unione di questo materiale e dei diversi elementi a disposizione da vita a veri e propri quadri artistici creati dal bambino/a in modo inconsapevole.

 

“Il contatto diretto con gli elementi è importante per non perdere il contatto con le emozioni”  (Dora Kalff)

 

Bibliografia:

  • L.Gandini, S.Mantovani, C.Pope Edwards, Il nido per una cultura dell’infanzia, Junior, 2003
  • P.Tonelli, Usciamo all’aperto. Portare i bambini di 0/6 anni a contatto con la natura e le sue meraviglie anche in città”, Roma, Ed. Anici, 2015
  • P.Tonelli, Giocare a scrivere. Percorsi tra lettere e parole con i bambini di 2/6 anni, Roma, Ed. Anicia( Collana Educational Milestones), 2015
  • P.Tonelli, Anche i bambini si stancano, Roma, Ed. Anicia 2011
  • P.Tonelli, Documentare le esperienze educative, Roma, Ed, Anicia( Collana Apprendere e Progettare. Supporti didattici), 2009
  • P.Tonelli, Per mano: adulti e bambini. Viaggio nella scuola dell’infanzia, Firenze, La Nuova Italia ( Collana Didattica viva), 1990
  • C.Ricci,Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione, Franco Angeli ,2008

La prima prova che noi esistiamo è che occupiamo uno spazio

Le Corbusier

L’abitare uno spazio bello e curato è  una condizione di benessere fisico e psicologico perciò un diritto delle persone in generale e ancora più dei bambini e le bambine, di tutti i bambini e le bambine.

Nei primi tre anni di vita il bambino è impegnato nel delicato processo di costruzione del sé e di elaborazione dell’identità.

Le più recenti teorie psicopedagogiche completano questa immagine interpretando l’identità del bambino e della bambina come identità competenti.

Ogni bambino, infatti ,sin dalla nascita, possiede un proprio e peculiare codice percettivo attraverso il quale  seleziona, accoglie, respinge e trasforma le informazioni provenienti dal mondo esterno.

In tal senso il bambino può essere pensato come sistema complesso ed integrato, come organismo attivo e competente, che diventa persona nel rapporto con gli altri e come persona ha una storia originale ed irripetibile.

“ Lo spazio parla, anche se non sappiamo o non vogliamo ascoltarlo ed intrattiene un discorso che travalica le parole e i gesti, determinando il nostro rapporto con gli altri”. (E.Hall, La dimensione nascosta)

In relazione allo spazio, sulla base delle opportunità, libertà o rigidità che questo consente, i bambini e le bambine elaborano le loro conoscenze. Nell’incontrare il nuovo luogo del nido utilizzano tutto il loro corpo: un corpo fortemente percettivo e recettivo ad esplorazioni che sono insieme estetiche, matematiche ed espressive. Un corpo che indaga.

“Uno spazio adatto, pensato e pertinente per il bambino che quotidianamente vive le sue giornate nella scuola è uno spazio che accoglie rispondendo al bisogno di sicurezza e affettività , ma è, allo stesso tempo, uno spazio che sostiene e incoraggia il desiderio di esplorare per consentire un progressive arricchimento delle capacità di apprendere“(D.Mainetti, Cosmai L.,Gli spazi e I materiali nei servizi e nelle scuole per l’infanzia)

Nello spazio del nido, gli arredi non sono semplicemente sfondo, ma importanti protagonisti: organizzare uno spazio significa organizzare una metafora della conoscenza, della nostra immagine, di come si conosce e si apprende.

“ Lo spazio è come un acquario nel quale si riflettono i pensieri, i valori, le attitudini di chi lo progetta e di chi lo abita”.( Loris Malaguzzi) 

 I bambini e le bambine, le loro famiglie ,il personale educativo abitando lo spazio lo trasformano in un luogo, permeato dal loro sentire e vivere emozioni all’interno di un tempo che scorre e che segna dei passaggi di cui resterà memoria e traccia non solo nel tempo ma anche nei luoghi stessi e nelle persone.

“Ho sempre pensato che I bambini si dovessero costruire la propria stanza a partire da tracce/appigli lasciati dagli adulti; questo costruire su tracce di adulti premurosi (…)è a mio avviso centrale per le istituzioni educative dove ci sono altri bambini con I quali I singoli possono condividere questa impresa mitica; perchè mitica è l’impresa di costruire luoghi”(Caggio F.)

Proprio in questo periodo è oggetto di consultazione, a livello nazionale, il testo della legge delega 0-6 anni “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni”, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia, al fine di garantire a tutti i bambini e a tutte le bambine pari opportunità di educazione e istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonchè ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie ….

Per costruire servizi e scuole di qualità capaci di accogliere le grandi sfide educative di oggi, sono necessarie le attenzioni, le energie, gli investimenti di tutti i soggetti coinvolti; sono necessari formazione e aggiornamento continui; si devono mettere a disposizione contesti nei quali i diversi soggetti possano incontrarsi, confrontarsi e scambiarsi competenze, generare nuovi pensieri e nuove proposte per portare innovazione.

Con l’obiettivo di avviare un processo condiviso, nella primavera dello scorso anno il Comune di Bergamo ha deciso di dar vita ad un Gruppo di lavoro, coinvolgendo diversi soggetti della città che hanno responsabilità e competenze rispetto ai bambini e alle bambine 0-6 anni e alle loro famiglie: gli Istituti Comprensivi statali, l’Ufficio Scolastico Provinciale, l’Adasm-Fism e il Consorzio Solco Città aperta per le scuole paritarie, la Fondazione Angelo Custode per i consultori accreditati.  Partecipano al gruppo per il Comune di Bergamo i coordinatori dei Nidi comunali e i referenti dei servizi per l’Istruzione.

Quasi 120 insegnanti delle scuole dell’infanzia statali e paritarie della città e coordinatori ed educatori degli asili nido comunali stanno partecipando insieme ad un progetto di formazione sul tema di come promuovere e sostenere le autonomie dei bambini e delle bambine.

Il Gruppo di lavoro aveva il compito di predisporre un progetto formativo per insegnanti ed educatori, finalizzato ad introdurre piccoli o grandi cambiamenti concreti nelle scuole dell’infanzia e nei nidi della città, e un tema specifico, dal quale partire per avviare un percorso di confronto e collaborazione: le autonomie dei bambini, un tema che sollecita fortemente soprattutto la scuola dell’infanzia sul versante delle rappresentazioni e delle aspettative nei confronti delle bambine e dei bambini, del dialogo con le famiglie, della strutturazione della propria azione pedagogica.

Un Progetto, da attuarsi nell’anno scolastico 2016-2017, strutturato in tre fasi:

  • un seminario di apertura (tenuto l’8 ottobre 2016) aperto a tutte le scuole e a tutti i servizi all’infanzia interessati, cui hanno partecipato più di 250 persone sul tema “I contesti educativi per le autonomie dei bambini”. Ogni elemento del contesto è infatti cruciale per permettere che le autonomie dei bambini possano sperimentarsi e realizzarsi, a partire dall’adulto e dal ruolo che sceglie di giocare.
  • un percorso di formazione e sperimentazione, riservato ad un gruppo di circa 120 tra insegnanti delle scuole dell’infanzia statali e paritarie convenzionate, coordinatori ed educatori dei nidi comunali, con incontri in plenaria e incontri in sei sottogruppi su tre temi scelti dai partecipanti: le proposte educativo-didattiche, le attività ricorrenti, gli spazi e i materiali. In plenaria si sono condivisi alcuni strumenti di lavoro da utilizzare poi per avviare sperimentazioni concrete. Le esperienze attuate saranno poi condivise di nuovo in plenaria in modo da costituire occasione di riflessione e approfondimento per tutte le scuole coinvolte;
  • un seminario conclusivo aperto, per mettere a disposizione le riflessioni e i materiali prodotti.

In raccordo con il progetto sulle autonomie, sempre sul tema della continuità dell’esperienza educativa dei bambini e delle bambine, si sono anche attivati due percorsi formativi specifici tra nidi comunali e due Istituti Comprensivi statali: l’IC Muzio, con un percorso che coinvolge nido, scuole dell’infanzia e scuola primaria, e l’IC De Amicis con un percorso che coinvolge nidi e scuole dell’infanzia.

Un processo è stato avviato. Adesso è importante che continui e diventi generativo di possibilità di costruire davvero una prospettiva di un sistema educativo per i bambini e per le bambine, per le famiglie, per la città.

 

 

– Che facciamo?
– Giochiamo!
– Si ci sto!
– Vai!
– Grande idea!
– Perfetto! Vado a prendere le carte!
– Ah ah! Certo, vai vai, le carte da Uno!
– No, che carte da Uno? Giochiamo a sette e mezzo.
– In due?
– Eh, in due tu vorresti giocare a Uno?

Finisce sempre così quando non si ha una Ludoteca sotto casa.

Con una Ludoteca sotto casa oltre alle carte napoletane per il sette e mezzo (e tutti gli altri giochi che si possono fare), e oltre alle carte da Uno, avreste a disposizione una tale quantità di giochi che sicuramente trovereste un accordo. Come, non conoscete le Ludoteche di Bergamo? Allora non abitate nei pressi del Parco Turani o del Parco Locatelli.

Come!? Abitate nei pressi di questi parchi e nonostante ciò non conoscete le Ludoteche comunali?

Vabbè vabbè, non è mica un dramma, leggete qui e le conoscerete: una è in via Don Gnocchi, l’altra in via Diaz.

Dentro ci trovate quattro ludotecari (due simpatici ometti di qua e due dolci fanciulle di là) che vi accolgono con i loro sorrisi contagiosi, e ci trovate un sacco di giochi in scatola, e pupazzi, e macchinine, e travestimenti, e costruzioni, e libri colorati, per tutte le età, dai 3 agli 11 anni, e anche giochi per i più grandi, e la banca del giocattolo, dove potete scambiare un vostro vecchio gioco con uno che vi piace di più. E ci trovate tanti laboratori, attività creative e artistiche dove scatenare la vostra fantasia. E ci trovate l’orto e il parco, anche quello è ludoteca! E ci trovate volontari, esperti costruttori di sogni e di giochi, associazioni di quartiere, e ci trovate bambini con cui giocare, o nonni, nonne, mamme e papà, e ci trovate zii, fratellini e fratelloni che accompagnano le sorelline, o sorellone che accompagnano i fratellini, e vecchi amici e nuovi amici, e gente che abita a Pedrengo, o a Redona o a Torre Boldone, o addirittura Almenno!

Durante le feste potreste imbattervi in Babbo Natale, o nel Grande Cocomero di Halloween, a Carnevale io ho avuto l’onore di stringere la mano a quattro Zorro diversi. E’ così, in Ludoteca ci trovate tutte queste cose, ma se non ci venite voi, poi noi… non vi troviamo!

Quindi passate a trovarci, vi aspettiamo!

Oltre alle carte da Uno, son già pronti “Gino Pilotino” , “Super Lenza” , una montagna di Kapla e gli scacchi di Star Wars… si, c’è pure Yoda in Ludoteca!

Parlando di libri lo possiamo proprio dire: ecco un buon cibo per il cuore e la mente! nutrimento per la crescita cognitiva ed emotiva, per l’acquisizione e l’arricchimento del linguaggio, per la capacità d’immaginare e sognare, occasione di grande intensità relazionale tra grandi e piccoli…

Nei nostro Servizi – Nidi, Spazio Gioco, Ludoteche – non manca mai un angolo dedicato alla lettura, e cerchiamo di scegliere con cura i libri che proponiamo.

Abbiamo quindi pensato, sulla base della nostra esperienza, di recensire per voi qualche libro che ci sembra particolarmente valido. Può essere anche uno spunto per qualche buon regalo per le prossime feste!

 

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 Altan, “Brava Coccinella!”, ediz. E/L

I disegni di Altan hanno un tratto riconoscibile. I contorni delle figure sono ben marcati, e si staccano con decisione dallo sfondo bianco privo di dettagli che dà risalto alle figure stesse. I colori, accesi e uniformi, attivano facilmente l’occhio dei più piccoli. Stiamo parlando di un classico imperdibile adatto ai lettori dai 18 mesi circa.

Brava, Coccinella illustra una piccola-grande avventura che si articola nell’arco della giornata e si conclude in modo rassicurante e dolce, con il ritorno a casa e un sonno beato.

E’ un libro poetico e fantasioso: la coccinella fa una barchetta in una noce, beve il latte da un cucchiaino… Deliziosa è l’immagine del volo sopra a una foglia.

Da qui è nata l’idea di trasformare la narrazione in canto: tutti al Nido conoscono la canzone della Coccinella!

L’entusiasmo dei bambini e la fantasia degli educatori ha inoltre creato il libro-teatro che è stato letto ai bambini e alle bambine del nido, dalla Coccinella Curiosa all’interno di un progetto specifico di narrazione.


unknownEric Carle, “Il piccolo bruco mai sazio”, ediz. Mondadori

 

 

Il piccolo Bruco Maisazio è molto affamato, così inizia la sua marcia alla ricerca di cibo. Trova una mela, poi due pere, tre prugne, quattro fragole … ma la fame non passa nemmeno dopo aver mangiato un dolce, un gelato e altre cibarie scovate lungo il percorso. Alla fine si accorge di aver un po’ esagerato… ma dopo aver mangiato una foglia verde si sente meglio. Si costruisce una casetta chiamata “bozzolo” e al suo risveglio dopo due settimane si troverà trasformato in una bellissima farfalla.

Il viaggio del bruco coinvolge e incanta le bambine e i bambini attorno ai tre anni grazie ad alcuni elementi che sono per loro di immediata riconoscibilità e immedesimazione, in particolare l’elenco dei cibi che incontra nel suo cammino, che i bambini si divertono a riconoscere, e il formato del libro che prevede pagine con i buchi dai quali il protagonista entra ed esce aumentando la curiosità e la voglia di esplorare.

La storia aiuta a comprendere il significato del cibo, che non è solo bisogno di nutrimento, ma anche relazione ed interazione con la persona con cui lo si condivide. La storia alimentare di ognuno inizia con l’ allattamento, fonte di nutrimento fisico, ma anche psicologico e affettivo. Questi aspetti sono tutti necessari per la sopravvivenza e restano per sempre inscindibilmente collegati.

All’interno di questo legame significativo, si creano gli schemi psichici che il bambino utilizzerà nel suo rapporto con il cibo. Anche quando cresciamo molti eventi sociali ruotano intorno ai pasti: gli incontri familiari e con gli amici sono spesso accompagnati dal cibo. Ecco l’importanza di leggere ai bambini e alle bambine libri che parlano di questo argomento. Aiutare il bambino a distinguere i propri bisogni primari (come il nutrirsi) dalle proprie emozioni è fondamentale per aiutarlo a non utilizzare il cibo come elemento consolatorio.
Oltre a questo i bambini imparano in modo semplice concetti quali i numeri, i giorni della settimana e la trasformazione del bruco in farfalla, così come avviene in natura.

Traendo spunto da questa storia si possono creare, con un po’ di fantasia, delle rielaborazioni del libro stesso che permettano ai bambini di toccare con mano tutto il percorso narrativo del bruco.


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Sabine De Greef “Lacrime che volano via”, ediz. Babalibri

 

Che bisogna fare perché le lacrime possano diventare leggere leggere e volare via?
Forse raccoglierle in un sacco colorato, tenerle al caldo e far loro il solletico finché per magia quel sacchetto diventerà leggerissimo e volerà via!
Un libro semplice, ma con un forte messaggio emotivo: le lacrime dei bambini hanno il diritto di essere espresse e i grandi non le devono banalizzare, sarebbe bello potersi fermare, accogliere le tristezze, le fatiche e stringersi forte per far tornare a tutti il sorriso.

Questo cartonato dalle illustrazioni tenui e delicate può funzionare come un antidoto per un piccolo malumore, le ripetizioni del testo servono a prolungare e rafforzare l’effetto consolatorio.

Al nido raccogliamo le “lacrime” (di carta, di cotone o di vetro in base all’età del bambino) in un fazzoletto e come i personaggi del libro coccoliamo questo fagotto fino a farlo volar via!


Mies Van Hout, “Emozioni”, ediz. Lemniscaat

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“Emozioni” è un silent book, un libro senza parole. Cosa è, di preciso, un silent book? È un libro per tutti che affida il racconto esclusivamente alle immagini.

L’autrice ha creato un libro magico: si presenta su sfondo nero con pesciolini pieni di colori in cui le emozioni sono rappresentate dalle loro differenti espressioni: ecco che allora il pesciolino triste ha un tratto morbido ed è di colore azzurro, mentre il pesce curioso è giallo e la scritta è naturalmente di molti colori. Felicità, rabbia, paura, gelosia, amore,… sono le emozioni fondamentali con cui si confrontano i bambini fin dai primi mesi di vita; imparare a riconoscerle è una tappa fondamentale della crescita.

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All’interno del progetto lettura nei nidi d’infanzia, gli educatori hanno estrapolato dal racconto le immagini con le emozioni più comprensibili e adattabili ai bambini e alle bambine dai 24 mesi in poi, proponendo la loro presentazione con il Kamishibai, teatro d’immagini di origine giapponese. L’esperienza è stata vissuta dai bambini con grande interesse e stupore.

 

 

 


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Anna Llena, I colori delle emozioni, ediz. Gribaudo

“I colori delle emozioni” è uno splendido libro pop-up che, partendo dal semplice tema dei colori, aiuta i bambini ad affrontare il complesso mondo delle emozioni. E’ particolarmente adatto ai bambini a partire dai 3 anni.

Una mattina il mostro dei colori ha combinato un pasticcio ed ha mescolato tutti i colori delle emozioni. Si sente strano, disorientato e non riesce più a capire quello che gli succede. Per fortuna una bambina decide di aiutarlo a riconoscere le emozioni e riordinare i colori: l’azzurro nel barattolo della tristezza, il giallo in quello dell’allegria, il verde in quello della calma, per la rabbia il rosso e il nero nel barattolo della paura.

L’autrice riesce a trasmettere in maniera poetica l’importanza di riconoscere e accettare le nostre emozioni; l’argomento è delicato e complesso, ma viene proposto con grande semplicità e naturalezza.

La centralità della tematica ci spinge a consigliarlo: essere a contatto con il proprio io più profondo, riuscire a comprenderlo, accettarlo e gestirlo permette di relazionarsi in un modo più costruttivo con la realtà e con gli altri, ed è quindi importante che ogni bambino sia accompagnato in questo percorso.

A riguardo è interessante anche il film “Inside out”, adatto ai bambini un po’ più grandi, ma anche a noi adulti! Infatti, parlando di emozioni, non possiamo dimenticare che dobbiamo essere noi genitori ed educatori i primi a saperle gestire e riconoscere: i nostri bambini ci guardano e imparano dal nostro comportamento


“Cappuccetto Rosso”, una fiaba dei fratelli Grimm

imagesLa fiaba di Cappuccetto Rosso rappresenta bene la fase di crescita in cui si trovano i bambini e le bambine intorno ai due anni, età in cui si pongono le basi della propria identità e si sperimentano le prime autonomie (è il periodo del controllo sfinterico e dell’opposizione alla figura adulta…): per questo ci si sente a volte già grandi, a volte ancora piccoli.

Quindi verso i due anni ci si può ben riconoscere nella figura di Cappuccetto Rosso, una bambina cui viene affidato un compito da portare a termine in autonomia seguendo regole che la mamma le dà , che però si distrae con il mondo esterno e i suoi pericoli trasgredendo le regole. Cappuccetto si sente grande e vuole decidere ma, nel suo essere ancora piccola, si fa ingannare dal lupo che la indirizza sulla strada più lunga: così facendo mette a rischio la vita della nonna e anche la sua.

Non è certo l’aspetto punitivo della fiaba (la conseguenza tragica per aver fatto una cosa sbagliata) che ci sembra importante, quanto il significato simbolico dei diversi personaggi, il senso che hanno nella storia e l’opportunità di identificazione che offrono.

Il lupo rappresenta le paure del bambino, in primis quella di non essere poi così grande da farcela da solo. La fiaba dà voce a queste paure e ai sentimenti negativi, permettendo di riconoscerli e affrontarli con fiducia: alla fine il lupo viene sconfitto e ucciso dal cacciatore, un adulto che non sgrida ma salva e rimette le cose a posto.

E’ chiaro che, affinché la storia conservi il suo importante potere catartico, deve essere raccontata con un lupo che sia cattivo. Le figure edulcorate, il ‘lupo buono’ che compare spesso nelle versioni recenti, rassicurano superficialmente, ma vanificano completamente il valore della fiaba. Quindi… occhio all’edizione!


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Hansel e Gretel, ediz. Fatatrac 

 

La fiaba “Hansel e Gretel” riprende in chiave simbolica due aspetti centrali della fase evolutiva dei bambini tra i 30 e i 36 mesi: l’affermazione di sé e la paura dell’abbandono; il bambino ora capisce di non essere un tutt’uno con la mamma e vorrebbe allontanarsi da lei, ma ha paura di perderla.

Nello specifico della fiaba, i bambini vengono abbandonati nel bosco per motivi economici (ecco la paura dell’abbandono). Attratti dalla casa di marzapane (il principio del piacere che domina la vita del bambino) incontrano la strega (immagine del ruolo ambivalente della mamma) che li vuole divorare. I bambini riescono a liberarsi e a ritrovare la strada di casa, dove entrambi i genitori li accolgono (lieto fine con il piacere di ritrovarsi).

La fiaba ha un ruolo significativo nell’educazione emotiva e permette nuove dimensioni all’immaginazione.

In essa è sempre presente il personaggio cattivo e quello buono, che alla fine trionfa; per il bambino è sempre l’eroe il personaggio attraente con cui identificarsi e su cui poter contare per alleviare le sue paure.

Spesso il bambino in un certo periodo chiede che gli venga raccontata molte volte la stessa fiaba: questo ci dice quanto bisogno abbia di sentirla e quanto conforto gli dia.

Il bambino, in particolare in questa fase dello sviluppo, ha dentro di sé molte paure che trovano diverse espressioni simboliche (il lupo, la strega, il buio, i mostri..): è importante non soffocarle, ma aiutare a dar loro voce sostenendo il bambino nel trovare strategie per affrontarle e superarle.

Accompagnare il bambino a riconoscere i propri sentimenti, siano essi buoni o cattivi, lo aiuterà anche a riconoscerli negli altri.


I libretti fotografici ‘fai-da-te’!

Le immagini fotografiche, se ben scelte, sono una proposta molto interessante per un bambino a partire dall’anno di età (ma anche oltre!) che trae piacere nell’osservare, riconoscere e nominare oggetti familiari. Purtroppo nelle librerie non è disponibile nulla di questo genere; per fortuna si può ovviare alla mancanza assemblandoli da sé!

Metteremo insieme immagini che abbiano tra loro un nesso logico, a partire dai più semplici (ad esempio: oggetti della casa, animali domestici, persone della famiglia…)

Nello scegliere le immagini è’ necessario avere alcune accortezze perché siano più interessanti e utili. Inizialmente è bene proporre:

  • per ogni pagina un solo soggetto/oggetto alla volta, a figura intera
  • in una posa normale e comprensibile
  • con contorni nitidi, su sfondo neutro
  • rispettando le proporzioni, almeno grandi linee, fra le immagini di uno stesso libretto

Tutto questo perché per ora la cosa che interessa di più è riconoscere con facilità i soggetti rappresentati: non c’è bisogno di aggiungere altro.

Nella nostra esperienza, la fonte più efficace è Internet: utilizzando qualche filtro di ricerca si ottiene facilmente una selezione di immagini fra cui scegliere quelle più adatte.

Una volta stampate si possono incollare su un cartoncino tipo passepartout, di dimensioni maneggevoli per un bambino; se c’è la possibilità un’alternativa può essere anche l’uso della plastificatrice, oppure si possono utilizzare i piccoli album con buste di plastica che si usano per le fotografie, avendo cura di incollare l’immagine su un cartoncino per renderla più resistente.

Per assemblare le immagini, vi consigliamo di fare due fori sul bordo sinistro, utilizzando poi due anelli di metallo (tipo portachiavi) per unire i fogli.

Via via che il bambino cresce sarà un’evoluzione possibile presentare più soggetti (ad esempio una mucca, un toro, un vitello), un’ambientazione (ad esempio una mucca al pascolo), un particolare (ad esempio il muso di una mucca).

Anche le classificazioni possono diventare sempre più articolate ed interessanti (es. animali domestici, della fattoria, selvaggi, marini…., con penne, squame, pelo…, che camminano, saltano, strisciano…); la rilegatura flessibile permette di modificare posizioni e aggiungere immagini a piacere, accompagnando il bambino alla comprensione di questo modo di ‘riordinare’ la realtà.